Febbraio 2026: la mafia uccide i bambini

Gli studenti raccontano le vittime minorenni della mafia in un libro su memoria e legalità

02 Febbraio 2026

Le vittime minorenni della mafia sono al centro del libro La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole, un progetto che unisce memoria, educazione alla legalità e responsabilità civile. Parla di bambini e ragazzi uccisi dalla mafia in Italia e lo fa attraverso uno sguardo potente: quello degli studenti, accompagnati dagli insegnanti in un percorso di memoria, ricerca e responsabilità civile.

Dal 1945 a oggi, 117 minori hanno perso la vita a causa della mafia. Numeri che diventano volti, storie, esistenze spezzate troppo presto.

Un progetto educativo contro la mafia

Bambini colpiti per errore, ragazzi coinvolti indirettamente nelle dinamiche mafiose familiari, vite interrotte senza colpa: le vittime minorenni della mafia sono spesso rimaste ai margini del racconto pubblico.

Questo libro nasce per restituire loro una memoria giusta, ricostruendo storie dimenticate e riportandole al centro del discorso civile. Ricordare questi bambini significa affermare che nessuna violenza può essere archiviata come “danno collaterale”.

vittime minorenni della mafia

Un progetto educativo contro la mafia

Il volume è il frutto di un concorso promosso dalla Società Cooperativa Sociale La Tela di Rescaldina, in collaborazione con Libera e altri enti del territorio, rivolto alle scuole secondarie dell’Altomilanese.

Gli studenti hanno lavorato su fonti storiche e giornalistiche, producendo testi e immagini. Un lavoro rigoroso e partecipato che ha trasformato la ricerca in un’esperienza di educazione alla legalità, capace di coinvolgere profondamente anche i docenti.

Come sottolinea don Luigi Ciotti nella postfazione, la consapevolezza maturata grazie a questo percorso non resta confinata alla scuola, ma diventa uno strumento di crescita per l’intera società.

Vittime minorenni della mafia, scuola e responsabilità civile

La mafia porta via vite innocenti dimostra che parlare di mafia a scuola è possibile, necessario e urgente. Non si tratta solo di trasmettere informazioni, ma di formare cittadini consapevoli, capaci di leggere la realtà e di scegliere da che parte stare.

La memoria delle vittime diventa così un atto educativo e politico nel senso più alto del termine: un esercizio di responsabilità civile.

Un libro nato da un bene confiscato alla mafia

Il progetto è promosso da La Tela, cooperativa che gestisce l’Osteria Sociale La Tela, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla collettività. Un luogo che unisce ristorazione, cultura e impegno sociale, fondato sui valori di legalità, giustizia e solidarietà.

Un segno concreto di come la cultura e l’educazione possano contrastare la mafia.

Perché leggere La mafia porta via vite innocenti

Questo libro è uno strumento prezioso per:

  • scuole e insegnanti impegnati nell’educazione civica
  • studenti e giovani lettori
  • educatori, operatori sociali e realtà del territorio
  • chi lavora sui temi di legalità, antimafia e memoria

Leggerlo significa non voltarsi dall’altra parte.

Libro collegato

La Tela Società Cooperativa Sociale
In Dialogo

Original price was: € 17,00.Current price is: € 16,15.

«La consapevolezza maturata grazie alla sensibilità degli insegnanti che hanno scelto di accompagnare i ragazzi in questo progetto è stata trasformata in uno strumento di approfondimento per la società tutta, a partire da chi è loro più vicino: i compagni, le compagne, i familiari e gli amici.

Leggetelo: c’è molto da imparare!» (dalla Postfazione di don Luigi Ciotti)

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Mapelli Massimo
In Dialogo

Original price was: € 16,00.Current price is: € 15,20.

Nei comuni della cintura sud-ovest di Milano, si conta un bene confiscato ogni mille abitanti. È un dato che dice chiaramente quanto la presenza della criminalità organizzata è forte, reale, pervasiva. Una presenza che sottrae risorse alla comunità e impatta su tutti. Pensiamo alla fatica che devono fare tante aziende sane per competere con chi non rispetta le regole, anzi le infrange ricorrendo a minacce e violenza. Se da un lato la criminalità toglie, dall’altro i beni confiscati devono essere in grado di restituire, cioè diventare volano di solidarietà, inclusione, accoglienza. In primo luogo, restituire senso di giustizia. E per vincere davvero, lo Stato, inteso come comunità che vive e abita un territorio, deve essere in grado di far generare qualcosa di positivo da quel bene, mettendolo a disposizione di chi ha più bisogno. Ecco che cosa racconta Libera Masseria: un bene confiscato, oggi “liberato”, che testimonia come l’impegno e l’assunzione di responsabilità da parte di una comunità possono davvero generare un cambiamento sociale, culturale e educativo. (altro…)
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