Qui seguito la prefazione al volume DAL BASSO, INSIEME (In dialogo, pagine 144, euro 8) dell’arcivescovo, mons. Mario Delpini.

Viene il sospetto di un surrogato. Viene il sospetto che il Sinodo, nella forma in cui è stato istituito dopo il Concilio Vaticano II, sia un rimedio al fatto che un Concilio è troppo complicato e costoso. Perciò – viene da pensare – invece di convocare tutti i vescovi è meglio convocare una rappresentanza significativa.

Ora il sospetto può indurre a pensare che i diversi livelli della sinodalità che sono proposti siano surrogati per l’impossibilità o la complicazione di una pratica assembleare nella Chiesa. Il sospetto deve essere smentito, anche se non è garantito che si sfugga alla tentazione di un surrogato per delegare a un organismo il compito della comunione. Infatti il Sinodo dei vescovi non è il surrogato di un Concilio. È piuttosto uno strumento per tener vivo e rendere visibile l’insegnamento del Concilio Vaticano II a proposito del mistero e della forma storica della Chiesa.

Viene il sospetto di una complicata procedura burocratica. La costituzione di organismi “nuovi”, la definizione della loro composizione, la stesura di regolamenti per deciderne il funzionamento, fanno nascere il sospetto che si stia avviando una complicata procedura che rallenti l’attività pastorale, logori energie ed entusiasmi nel moltiplicarsi di riunioni, verbali, documenti.

Il sospetto deve essere smentito, non perché il pericolo non esista, ma per il realismo che riconosce l’importanza di definire percorsi per evitare che il consigliare nella Chiesa si riduca al chiacchierare. Gli organismi di partecipazione nella comunità cristiana non possono essere solo strumenti per un sondaggio di opinione, ma forme di corresponsabilità.

Viene il sospetto della retorica inefficace. L’abuso delle parole induce sempre a pensare che si stia parlano di qualche cosa che non esiste: alcune parole si usano per esibire una mentalità “aperta”, per creare consenso, per rivendicare potere o per criticare le decisioni e i metodi usati per decidere.

Il sospetto deve essere smentito, non perché non ci sia la tentazione della retorica, ma perché l’opportunità e l’urgenza di una procedura sinodale a tutti i livelli della vita ecclesiale vengono dalla verità del mistero della Chiesa. Lo Spirito di Dio è anima del convergere per l’utilità comune e il dono delle parole comprensibili, delle profezie necessarie, è offerto per l’edificazione della Chiesa, molto più del parlare in lingue e dell’operare prodigi.

Si cercano persone. I vescovi che costituiscono l’assemblea sinodale si chiamano “Padri sinodali” e si accoglie come un segno promettente che si chiamino “Padri Sinodali” tutti coloro che compongono il Sinodo della Chiesa universale, uomini e donne, laici e consacrati.

In realtà si cercano uomini e donne che non cerchino un titolo di onore, ma piuttosto condizioni propizie per servire. Si dovrebbero chiamare “servi della sinodalità”.

Per smentire i sospetti elencati e tutti gli altri possibili intorno al tema non sono di grande utilità le rassicurazioni e gli argomenti addotti.

Si cercano persone, uomini e donne, che siano disponibili allo Spirito di Dio e al servizio della Chiesa. Si cercano uomini e donne che siano consapevoli di avere bisogno di conversione e di formazione per rendersi utili a tradurre in parole e opere di oggi la visibilità del mistero di cui viviamo, la comunione con la Trinità.

Si cercano uomini e donne che siano disposti al sacrificio e alla pazienza, all’impegno del pensare e alla franchezza del parlare, alla perseveranza nella preghiera e alla responsabilità della decisione. Si cercano uomini e donne che siano onorati di chiamarsi “servi”.

Questo libro può servire a formare uomini e donne per il servizio alla Chiesa. Perciò sono grato all’Azione Cattolica per la proposta. Perciò lo raccomando alla lettura, all’assimilazione, al confronto.

 

+ Mario Delpini
Arcivescovo di Milano
Milano, 17 settembre 2021 – Memoria di San Satiro

 

Domenica 17 ottobre è iniziato il cammino dei Gruppi Barnaba. Le nostre comunità sono ora chiamate a lavorare concretamente per rendere il loro cammino sempre più sinodale. Guarda il video di Chiara Zambon: