Il racconto di un’esperienza decennale come cappellano nel carcere milanese di San Vittore, che rompe il silenzio su ciò che accade dietro le sue mura, rivelando il volto di un sistema penitenziario che troppo spesso si muove ai margini della legalità.
Un’istituzione voluta dalla Costituzione come occasione di rieducazione del condannato, in vista del suo reinserimento sociale, in cui la pena non deve mai avere una funzione esclusivamente punitiva o afflittiva, nel rispetto della dignità umana dell’individuo, in realtà mette in atto comportamenti che si pongono fuori dalla legge. Un testo di forte denuncia, attraverso descrizioni accurate e documentate di situazioni che hanno a che fare con la salute mentale, il diritto al lavoro e la burocrazia.
Un racconto che, pur riconoscendo la quotidiana fatica di molti operatori impegnati ad agire con responsabilità, non tace sul tradimento degli obiettivi costituzionali e va alla ricerca delle cause di questo stato delle cose, per sollecitare una presa di coscienza di tutta la società civile e della politica.
I dati raccolti da Roberto Mozzi in queste pagine sono frutto
della sua esperienza personale come cappellano del carcere di San Vittore, in Milano.
Ma non sono dati, sono volti, sono ferite, sono rabbia, sono smarrimento.
Può sembrare un libro che denuncia inadempienze e contraddizioni tra il dettame costituzionale,
i regolamenti e la prassi quotidiana. Ma in realtà è il racconto di un fallimento.
Dalla Prefazione dell’arcivescovo Mario Delpini






